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(Apr 27, 2012)
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bomarzo


bomarzo

                                         Bomarzo

Bomarzo è un comune di 1.825 abitanti, dista da Marta circa 40 chilometri.

La cittadina si situa nel cuore della Tuscia tra le estreme pendici nord-orientali dei monti Cimini e l'ampia vallata del fiume Tevere, che segna il confine con la vicina Umbria, in particolare con i comuni di Giove ed Attigliano, siti entrambi inprovincia di Terni. Anticamente era parte integrante dello Stato Pontificio, ed in particolare della Delegazione di Viterbo, di cui fece parte sino al 1866. La festa patronale del paese in onore di Sant'Anselmo Vescovo viene festeggiata il 24 aprile, mentre il 25 aprile vi è il Palio di Sant'Anselmo che si corre tra le cinque contrade o rioni - Dentro, Borgo, Poggio, Croci e Madonna del Piano in cui è diviso il paese, data conservata per tradizione dalsecolo XVII, pur se non coincide esattamente con la ricorrenza del santo patrono.

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Il 25 aprile in concomitanza con il Palio si tiene anche il corteo storico rinascimentale in costume denominato "Vicini Ursini de Castro Polimartij" e la Sagra del Biscotto di Sant'Anselmo, una dolce e profumata ciambella all'anice.
La terza domenica di giugno sempre in onore del Santo patrono si festeggia la ricorrenza della translazione del Santo dalla sua omonima chiesetta alla sua deposizione sotto l'altare maggiore del Duomo; anche in tale occasione oltre alla processione religiosa, si tiene un concerto bandistico ed uno spettacolo pirotecnico.
Il giorno di Pasquetta è tradizione recarsi al Santuario della Madonna di Montecasoli, nella vicina Riserva omonima per il tradizionale pranzo sul prato nel magnifico scenario dell'altipiano, con canti e balli.
IL PARCO DEI MOSTRI
Qui vicino Orsini fece costruire nel XVI secolo alcuni monumenti che raffigurano animali mostruosi e mitologici. Il progettista è rimasto per molto tempo sconosciuto. Alcuni studiosi facevano risalire la "regia", a Michelangelo (E. Guidoni), mentre altri, in particolare per il Tempio citavano il nome di Jacopo Barozzi detto "il Vignola". Gli studi più recenti sono stati esposti nel convegno internazionale "Il Sacro Bosco di Bomarzo", tenutosi a Bomarzo in settembre del 2007, dove è stato indicato come il più probabile autore lo scultore e architetto fiorentino Simone Moschino.
L'Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese (non la concubina del papa Alessandro VI). Vi sono anche architetture impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica.
Iscrizioni sui monumenti stupiscono e confondono il visitatore. Forse questa era l'intenzione del principe:
« Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi. »
Ci sono anche implicazioni morali:
« Animus quiescendo fit prudentior ergo. »
O forse il complesso fu fatto semplicemente "per arte" in un doppio senso della parola:
« Tu ch'entri qua con mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte. »


Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli, e hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Petrarca, dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dei
poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso (in quest'ultimo compare ad esempio un dragone d'acciaio con una stanza all'interno, e dalla cui bocca uscivano amazzoni a cavallo).
Sono rimasti, però, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, però, compare la possibile iscrizione-chiave "Sol per sfogare il core". John Shearman, che cita più volte il parco nel suo Mannerism, parla di "incredibili, piacevoli e soprattutto manifeste finzioni - prodotti d'evasione artistica e letteraria".
Nel 1585, dopo la morte dell'ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese.

La visita al parco si snoda su una serie di tappe tra la mitologia ed il fantasy.
Il piccolo borgo sorge su di un crinale tufaceo, a 263m sul livello del mare, raccolto attorno al palazzo Orsini, ricostruito agli inizi del Cinquecento su progetto di Baldassarre Peruzzi, da Corrado Orsini e dal figlio Pier Francesco, detto Vicino. Lo sperone su cui poggia il centro storico,strapiomba poi sull'avvallamento che si conclude con il "parco dei Mostri". Il palazzo ed il complesso dei corpi di fabbrica fu edificato a partire dal '500, riutilizzando in parte i resti di un antico maniero, probabilmente databile 1100, e ben si notano i segni dei successivi interventi: è costituito da due corpi legati insieme da una serie di vaste terrazze, sulle quali si trovano suggestive sistemazioni scenografiche.

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